Lettera aperta alle autorità dello Stato

Lettera Raccomandata con R. di R.

AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

e p.c.
AI CAPI GRUPPO DEL SENATO
AI CAPI GRUPPO DELLA CAMERA 

I giornali, che se ne sono occupati, hanno parlato di “Diritto negato… giustizia mancata… ” per il caso di Mario Salvatore, un bimbo di 10 anni investito e ucciso da un autobus a Rassina in provincia di Arezzo, all’uscita dalla scuola, il 15 novembre del 2002 e il cui caso, approdato in Cassazione, a visto, in questi giorni, l’accoglimento del ricorso presentato dal padre, con il rinvio dello stesso procedimento penale alla Corte d’Appello di Firenze, che però non potrà portarlo a compimento, perché si prescriverà nel mese di giugno del 2010.
Così, con una velata ipocrisia, vengono usati degli eufemismi come “diritto negato, giustizia negata”, mentre le espressioni più pertinenti e vere da usare in questo caso, come nel mio, sono “Violenza legale, sopraffazione legale”.
Non può esser che questo il sentire del padre di Mario, io lo so, dopo i casi di mio nipote e mia figlia, morti nel reparto di Ostetricia e Ginecologia all’Ospedale San Donato di Arezzo nel gennaio del 2003, casi ancora aperti, che si prescriveranno anch’essi nel mese di luglio del 2010.
Il 9 gennaio 2010 LA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE HA ANNULLATO “agli effetti civili la sentenza impugnata con rinvio al giudice civile competente per valore in grado di appello. Spese della parte civile al definitivo.”Così cita testualmente la “Visualizzazione sintetica” rilasciata dalla Suprema Corte di Cassazione – Ufficio Notizie Procedimenti Penali, ma, i medici, assolti in grado di appello a Firenze dall’accusa di aborto colposo, hanno visto passare in giudicato tale pronuncia che è perciò irretrattabile agli effetti penali.
Sì la prescrizione, in certi casi, è un atto di violenza e sopraffazione, anzi la somma di molti atti di violenza e di sopraffazione “legale”, spesso perpetrati con subdolo cinismo, pervicacemente, scientemente, per questo, quanto meno moralmente, sono tra i peggiori atti, perché compiuti con la garanzia che… “sono giusti” e non censurabili, per dimostrarlo basta l’analisi degli atti formali, che hanno determinano i tempi che stanno portando i procedimenti alla prescrizione.
Per funzionare la Giustizia ha bisogno di risorse certo, ma, sopra tutto, ha bisogno di… Giustizia, Giustizia che non può auto controllarsi e auto garantirsi per essere tale, perché non può essere mai una legge, una procedura, una tecnica, più o meno efficienti soltanto, ma, -se Giustizia-, prima di tutto deve essere un valore, un valore pervasivo della società, che vive nel sentimento di tutti, cammina sulle gambe di tutti e il cui controllo, in forme appropriate, non può che riguardare tutti.
I gravi fatti inerenti la vita e la salute delle persone non dovrebbero mai cadere in prescrizione, la prescrizione di tali reati, e il come e il perché avviene, è, -di fatto-, anch’essa un atto di violenza e sopraffazione che, proprio perché “legale”, ferisce e umilia l’essere umano nel profondo.
L’intensità di sentimenti che produce tale atto prescrittivo è difficilmente, pienamente comprensibile per chi non lo ha mai subito e, in qualche modo, non riguarda soltanto i vivi e i parenti delle vittime, ma coinvolge le vittime stesse, che sicuramente sono innocenti, le coinvolge per il dolore che hanno sofferto, per il come e il perché lo hanno sofferto, coinvolge la verità, che -è dovuta- sempre, sopra tutto, in certi casi e, inevitabilmente, coinvolge il funzionamento e la responsabilità delle Istituzioni, spesso le più importanti del Paese, quindi coinvolge tutti.
Proprio nel processo breve, che solo una giustizia efficiente e tempestiva può attuare, non si vede perché si dovrebbero far decadere anche certi procedimenti penali, gravi e delicati, per la vita e la salute delle persone e per il buono e corretto funzionamento delle Istituzioni che vi sono coinvolte, prima dell’espletamento di tutti i gradi di giudizio.
Signor Presidente della Repubblica, signor Presidente del Consiglio dei Ministri, signor Ministro della Giustizia può essere fatto un decreto d’urgenza sull’argomento? Qualcuno ritiene possa esserci un posto anche per questi aspetti nella riforma della Giustizia italiana? Qualcuno può compiere un atto di giustizia?

Cavaliere Frido Guadagni
Arezzo 13 marzo 2010

 

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