Teilhard de Chardin a fronte della globalizzazione

Teilhard de Chardin a fronte della globalizzazione 

(Cortocircuiti)

di D’Ascenzi Vincenzo

 

Descrizione

L’autore presenta un Teilhard che può rispondere alle domande sul futuro della nostra umanità, la quale si trova a fronteggiare problemi nuovi: la salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema, la conservazione dell’identità delle culture in una società sempre più multietnica, la sfida della globalizzazione in un mondo diventato “villaggio globale”. Su queste nuove frontiere il pensiero di Teilhard si rivela sempre più profetico e carico di speranza e di ottimismo. Sta a noi saperlo comprendere e divulgare, come strumento educativo per formare le coscienze alla costruzione di un mondo migliore a dimensione planetaria

DA GESU’ A GESU’
PASSANDO PER DARWIN
di Cristian de Duve
Nobel per la fisiologia e la medicinai dicembre 1974
Edizioni San Paolo 2013

LA CRISI GENETICA

Cristian de Duve, premio Nobel per la fisiologia e la medicina, nel suo ultimo libro Da Gesù a Gesù passando per Darwin (Edizioni San Paolo 2013) evidenzia come la Crisi Globale, che l’Uomo sta attraversando, è nuova e di diversa natura da quelle finora vissute dall’Umanità, per cui non è ancora riuscito a rendersene conto e a prenderne coscienza.
Secondo de Duve la crisi globale che colpisce il Mondo è generata dai caratteri ereditari dell’uomo non più adatti alla sua evoluzione e quindi a superare il passaggio dalla dilatazione alla compressione dell’Umanità che stiamo vivendo.
Egli scrive: Solo al termine di questo lungo periplo di ricerca, ho posto per la prima volta, nel 2002, la domanda cruciale E Dio in tutto questo? Volevo far conoscere la parte più profonda del mio pensiero. Dopo una digressione destinata ai miei amici scienziati – sulle singolarità della vita – ho completato questo discorso di quasi trent’anni con uno sguardo sull’avvenire dell’umanità e della vita sulla Terra, alla luce del concetto darwiniano della selezione naturale. E’ l’argomento del mio ultimo libro, nel quale mi occupo più specificatamente di quello che ho chiamato il peccato originale genetico, vale a dire i caratteri ereditari che la selezione naturale ha salvaguardato nei nostri antenati: caratteri che a loro servivano, date le condizioni in cui vivevano, ma che oggi sono diventati nocivi. … La selezione naturale non prevede il futuro… e il tempo occorrente e il numero degli esseri umani (7 miliardi) non consentono di modificarli… Questa non è la storia di un cristiano rinato… Non è neppure la storia di un miscredente che ha ritrovato la fede della sua infanzia. E’ il racconto della folgorazione che mi è venuta improvvisa rileggendo un articolo che ho scritto per un quotidiano belga, nel febbraio del 2011 (Somme nous condamné par nos genes? In la Libre Belgique, 19 – 20 febbraio 2011), sotto l’influsso di una crescente irritazione innescata dalla vacuità delle zizanie politiche che dividono il mio paese, e che lo dividono tuttora, nel momento in cui scrivo queste righe, mentre l’avvenire del mondo è sempre più minacciato.
Purtroppo non è solo il Belgio a soffrire delle vacuità delle zizanie politiche che lo dividono, anche l’Italia, anche l’Europa, anche il Pianeta, quasi paradossalmente, nell’era della globalizzazione, tutti i popoli e i gruppi si frantumano e si scontrano. Quanto i caratteri ereditari, che la selezione naturale ci ha dato, determinano il comportamento irrazionale della specie umana? L’egoismo, l’eccessiva competitività, la superbia, ci ha consentito di dominare e di espanderci su tutta la terra ma, oramai, sulla terra non possiamo espanderci più, ora ci comprimiamo e sporchiamo, deturpiamo e deprediamo quello che rimane del nostro ambiente. I nostri caratteri ereditari non ci aiutano più, anzi, se pur, come dice Pierre Teilhard de Chardin, ogni unione più ampia e complessa (più evoluta) è resa possibile dalla disgregazione di quelle esistenti, se vorremo superare il passaggio dalla dilatazione alla compressione (1) dell’Umanità che stiamo vivendo, i nostri caratteri ereditari dovremo modificarli o, almeno, dominarli: per questo non ci vuole eroi ma santi, e “un Uomo pienamente evoluto”.
San Paolo, San Giovanni, San Francesco, il beato Duns Scoto e altri santi, padre Pierre Teilhard de Chardin e oggi altri laici illuminati e aperti hanno ragione, il Mondo ha bisogno dei cristiani, della Chiesa Cattolica, della sua teologia e l’Umanità di una visione aperta a tutti gli uomini di buona volontà, per convergere tutti in una visione ove la natura, il Creato tenda, come il suo divenire a… Omega, punto finale dell’evoluzione umana: solo i miti erediteranno la Terra.
Comincia a intravvedersi che la soluzione della Crisi … genetica non può stare in questa politica, in questa economia, in questo sviluppo, in questo modo di pensare e sentire (essi sono i generatori della crisi) ma nel controllo delle nostre pulsioni, dei nostri caratteri ereditari umani (di specie). Sarà possibile? Non lo so e non basterà la scienza per farlo, né… tutto l’oro del mondo.
Uno studio sul cervello dell’Homo di Neanderthal spiega perché nella storia dell’evoluzione umana i neanderthalensis non ci sono più e noi ancora ci siamo. Finalmente si è giunti a dare una spiegazione a un enigma che ha attanagliato molti ricercatori. Infatti, la società dei Neanderthal è durata un tempo relativamente breve, nonostante l’uomo di Neanderthal fosse un homo evoluto e in possesso di comportamenti avanzati.
L’Università di Oxford e il Museo di Storia Naturale di Londra hanno scoperto che i neanderthalensis vivevano in piccole comunità che, probabilmente, non hanno aiutato la resistenza della specie, probabilmente l’uomo di Neanderthal si è estinto perché poco socievole, se l’uomo Sapiens si estinguesse a causa dei suoi caratteri ereditari, non sarebbe il primo, l’uomo di Neanderthal si è già estinto per questo.
Personalmente, alla luce della speranza cristiana (della fede), io so che ciò non avverrà ma alla luce del concetto darwiniano della selezione naturale i rischi che questo avvenga sono altissimi.
Comunque vadano le cose, purtroppo, il futuro riserverà all’Uomo ancora sforzo e dolore, tanto sforzo e dolore e tanto più, quanto meno l’uomo saprà cogliere i segni dei tempi.

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