Te piace ‘o presepe?

Te piace ‘o presepe ? No, a me non mi piace.
Domani viene Natale e, facendo il presepio, mi viene in testa questo scambio di battute dalla commedia di Eduar-do, “Natale in Casa Cupiello”. Una domanda che l’anziano padre ripete più volte al figlio scapestrato, diventando quasi un tormentone.
Te piace ‘o presepe ?
No, a me non mi piace, rispondono in tanti, ieri come oggi: il padrone dell’albergo che ha ancora qualche camera libera eppure non la vuole dare a due stranieri della Galilea; il falegname di Betlemme che vede l’arrivo di Giusep-pe come quello di un concorrente in periodo di crisi; la fruttivendola che dice che non ci si mette in viaggio se si aspetta un figlio e pensa che si cerchino i vantaggi dello ius soli; Re Erode che sospetta che quel bambino, una volta diventato grande, possa sobillargli la gente contro; il Sacerdote del Tempio che teme che un giorno quel Gesù si metta a spiegare le Sacre scritture, in maniera diversa, pericolosa; e così via, tanti altri no, a me non mi piace.
Hanno ragione, li capisco.
In fondo, fare il presepio non è solo mettere delle statuine, sistemare la carta rocciosa sulla scatola da scarpe, fare il ruscello con la stagnola, applicare le lucine intermittenti che ti sono avanzate dall’albero di Natale. No, fare il presepio – se ci pensi bene – è un atto che va controcorrente, pericoloso in sé.
Perchè in un mondo in cui i bambini (se non sono i tuoi) contano poco o nulla, tu nella scena metti al centro pro-prio un bambino. E per di più seminudo, sulla paglia, al freddo.
Accanto poi ci aggiungi due genitori di origine e mestiere umile, per giunta stranieri in quella terra, che dormono in una stalla. E di pecora puzzano anche altre figure del presepio, come i pastori, gente che non ha nemmeno una casa e vive in una tenda sotto il cielo stellato.
Altro che presepio come simbolo identitario di una religione! qui è l’esaltazione degli ultimi tra gli ultimi.
La memoria di un Dio che si è fatto uomo per vivere la nostra vita e annunciare la buona novella: la morte è scon-fitta, i potenti sono deposti dai troni, gli umili sono innalzati, l’ amore per gli altri è uguale a quello che porti per te, beati sono i miti, beati sono i costruttori di pace, beati sono…
Te piace ‘o presepe ? Sì, me piace ’o presepe.
Perché il presepio è messaggio di semplicità, di cambiamento, di rinnovamento, di pace e serenità per gli uomini che Egli ama. E’ questo il mio sentimento, la mia speranza, il mio augurio sincero per tutti voi.

Alberto Ferrari
24 dicembre, vigilia del Natale 2018

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